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Going for… Future


⌘ Overview:


Un tema che sembra un mantra intramontabile è capire come e cosa il futuro prossimo del mercato e quindi economico e d’ Impresa si muove e ci riserva, Professioni incluse.


Tra i lavori di analisi di Corporate Governance post Covid19 che stiamo portando avanti per le Imprese, PMI e medio grandi, cade lo sguardo al Rapporto sulla competitività dei settori produttivi (Istat, 2021).


Come vediamo dal link, c’è una macro sintesi abbastanza puntuale.

“Nel 2020 le misure necessarie per arginare la pandemia hanno determinato uno shock sull’economica mondiale che ha riguardato sia l’offerta (chiusura di attività e interruzione delle catene del valore) sia la domanda (crollo dei consumi, diminuzione dell’occupazione, riduzione dei redditi)”


Il commercio mondiale ha registrato un crollo tra marzo e aprile per poi superare i livelli pre-crisi a fine 2020. Anche le quotazioni del Brent hanno segnato un minimo in aprile e una risalita successiva, grazie a una contemporanea riduzione dell’offerta e incremento della domanda”


L’attività economica dell’area dell’euro si è ridotta del 6,6 per cento, prevalentemente a causa dalla caduta della domanda interna cui si è associata una flessione della domanda estera netta”

“In Germania la domanda interna si è ridotta in misura minore rispetto a quella degli altri paesi. In Francia, Italia e Spagna la flessione di consumi e investimenti è stata ampia: la domanda interna ha fornito un contributo negativo alla crescita del Pil rispettivamente di 7, 7,8 e 9 punti percentuali” .

“Nonostante il recupero nel secondo semestre, in Germania la domanda estera netta ha contribuito negativamente alla variazione del Pil per 0,9 punti percentuali; più ampio l’apporto negativo per Francia e Spagna (1,5 e 1,9 punti percentuali), meno per l’Italia (0,8 punti)”


E la Cina, grande bacino?

“La Cina è stata l’unica, tra le principali nazioni, a non aver subìto nel 2020 una contrazione del Pil (+2,3 per cento). Negli Stati Uniti, nonostante una ripresa robusta a fine 2020, l’attività economica è diminuita del 3,5 per cento su base annua”


E questo sollecita una prima riflessione per una lettura di come ci stiamo muovendo, soprattutto se incrociamo i dati partecipando (od anche solo leggendo) ai lavori OECD sull’andamento futuro per la crescita. Qui il link per l’analisi italiana:

“I prezzi al consumo nella zona euro sono cresciuti dello 0,3 per cento grazie agli eccezionali cali delle quotazioni del petrolio, mentre i beni alimentari, e in particolare quelli non trasformati, hanno subito rincari. In Italia il valore aggiunto è diminuito dell’11,1 per cento nell’industria in senso stretto, dell’8,1 per cento nei servizi, del 6,3 per cento nelle costruzioni e del 6,0 per cento nell’agricoltura”


Nel 2020 le esportazioni italiane si sono ridotte del 9,7 per cento in valore rispetto all’anno precedente, una caduta molto meno ampia di quella del 2009 (pari al -20,9 per cento). La contrazione annua dell’export ha interessato tutti i raggruppamenti di industrie; è stata meno accentuata per i beni esportati in Germania e Stati Uniti (-4,8 e -6,7 per cento), di più per quelli destinati alla Francia (-11,7 per cento). Molto contenuto il calo verso la Cina (-0,6 per cento).

Seconda riflessione sul come si sia manifestato il calo delle esportazioni: contrazione sia del margine intensivo (valore medio delle esportazioni) sia, in maggior misura, del margine estensivo (numero medio dei prodotti o dei paesi in cui si esporta), quest’ultimo guidato dalla riduzione del numero di mercati serviti.


Per le importazioni la flessione risulta ancora più marcata (-12,8 per cento). Si registrano riduzioni negli acquisti da tutti i principali mercati di origine: -12,0 per cento dalla Germania, -10,1 per cento dalla Francia, -13,1 per cento dagli Stati Uniti.


Dalle analisi conclusive la terza riflessione utile forse per cogliere o rafforzare l’ indirizzo di governance per la propria Impresa : analisi di geolocalizzazione della propria quota di mercato (Clientela) e proprio posizionamento qualità/prezzo per la competitività:

“Le imprese italiane hanno potuto difendere la propria posizione sui mercati internazionali grazie alla presenza su mercati più dinamici (effetto struttura geografica) e a fattori di prezzo e di qualità (effetto competitività)”


Una discrepanza riflessiva invece tra i dati Istat e le esigenze dei numeri riportati dalle Imprese ,manifestate tra gli altri, per esempio da Confindustria in aprile [ qui il link] https://www.confindustria.it/notizie/dettaglio-notizie/audizione-confindustria-su-rischi-di-squilibrio-nella-struttura-finanziaria-delle-imprese la stiamo registrando in tema di offerta del credito.


I dati Istat, nel citato documento sopra in link, ci dicono che dal secondo trimestre 2020 ci sia un sostanziale aumento dell’offerta di credito perché c’è stata copertura offerta da garanzie statali ai prestiti alle imprese. Poi dal terzo trimestre risale anche la domanda, in particolare da parte delle PMI “…finalizzata alla ristrutturazione o al rifinanziamento del debito pregresso e alla ricerca di maggiore liquidità”. Ora, nei vari articoli di categoria d’ Impresa, come quello citato, le risorse sembrano invece insufficienti, soprattutto a cogliere ed accompagnare la trasformazione per rimanere sul mercato, ma verso lo sviluppo.


Quindi un dato di economia statistica il primo, di economia reale il secondo.


La Practice:

Un equilibrio tra quanto serve per la sopravvivenza e quanto per la crescita è necessario, l’analisi è alla base: https://www.cartesiostudio.com/post/innovazione-tecnologica-di-processo-idea-astratta-o-utile-metodo-di-governance-per-la-tua-impresa

E mentre confrontavo le fonti ed i molti dati mi è tornata alla mente una frase che ho letto: “Un pensiero ovvio ed una critica sterile godono, purtroppo, della stessa libertà di espressione di molte idee innovative rimaste inascoltate”. Era a firma “Valter Ridolfi”, onestamente non lo conosco, ma condivido. La Practice di oggi ritorna oltre a considerare l’Innovazione Tecnologica di Processo, di cui il link sopra, all’ esigenza di una forte cultura imprenditoriale e manageriale che approcci il cambiamento con prima le idee, “il cosa” e poi con gli strumenti “il come” di cui il credito garantito o meno è buon elemento, ma non basta.


Un occhio ad una nuova idea di crescita, per esempio è valutare persi alternativi, un esempio : https://it.do-it-agile.com


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