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La bocca di fuoco della BCE

In questi giorni si è svolta la cerimonia per il 60 ° anniversario dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), a cui hanno partecipato molti politici e personaggi di spicco; un intervento da sottolineare è stato quello del presidente Sánchez che ha chiesto il rafforzamento del multilateralismo, al fine di realizzare politiche più eque per tutti. In sostanza ha chiesto che il mondo si faccia carico di un "cambio di paradigma (economico)" per affrontare nuove sfide come la pandemia COVID-19, la crisi economica e nuovi flussi migratori.


"Siamo in un momento cruciale della nostra storia in cui l'idea che la crescita economica raggiunga automaticamente tutti i settori della società è stata screditata", ha detto Sánchez.



I paesi sviluppati hanno assistito a un calo significativo delle loro classi medie negli ultimi decenni, mentre le condizioni di lavoro dei lavoratori sono chiaramente peggiorate. Secondo una recente previsione OCSE l'economia mondiale non tornerà ai livelli del PIL pre-pandemico almeno fino al 2023; nel rapporto semestrale l'OCSE prevede un calo dell'11,2% quest'anno, mentre Il Fondo monetario internazionale (FMI) e la Commissione europea hanno tracciato per quest'anno un quadro ancora più oscuro, con una recessione che raggiungerà rispettivamente il 12,8% e il 12,4%.


Tra i Paesi membri dell'OCSE, le diminuzioni più pronunciate nel 2020, insieme alla Spagna, saranno quelle di Regno Unito (-11,2%), Grecia (-10,1%), Francia (-9,1%), Italia ( -9,1%). La zona euro nel suo insieme vedrà la sua attività ridursi del 7,5%, molto più che negli Stati Uniti (-3,7%) per non parlare della Corea del Sud (-1,1%).


Il decollo dei consumi e degli investimenti privati, aiutato da un contributo positivo del commercio estero in questi due anni, sarà limitato da una ripresa incompleta del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione aumenterà, come il disavanzo pubblico e cominceranno a diminuire lentamente nei prossimi due anni.


In questo contesto, l'OCSE insiste sul fatto che le misure di sostegno per le persone colpite dalle nuove restrizioni devono continuare e allo stesso tempo deve essere sostenuta l’occupazione. Si tratta di migliorare le possibilità di trovare lavoro in settori promettenti.


Nella stessa direzione - ed è l’altra faccia della medaglia - va permesso alle imprese ed alle attività economiche di continuare, ripartire o iniziare (start up).


In questo quadro si inserisce perfettamente la politica che la BCE ha portato avanti dall’inizio della pandemia, lanciando nuove operazioni straordinarie, oltre ad ampliare e rendere più convenienti quelle già avviate negli anni scorsi.


A marzo 2020 sono state avviate diverse iniziative volte al rifinanziamento bancario a più lungo termine (cosiddette Long Term Refinancing Operation, LTRO), ad un costo più conveniente, con lo scopo di fornire liquidità immediata al settore bancario; una nuova serie di operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (Targeted Long Term Refinancig Operation 3, TLTRO3), tese a favorire l’erogazione del credito bancario all’economia reale, a un costo minore e per un più elevato ammontare complessivo di fondi; un allentamento temporaneo anche dei criteri di idoneità applicabili alle attività che le banche utilizzano come garanzie nelle operazioni di rifinanziamento.


A metà anno la BCE ha avviato una nuova serie di operazioni di rifinanziamento a lungo termine denominate pandemic emergency longer-term refinancing operations (PELTRO), per favorire il mantenimento di adeguati livelli di liquidità nel sistema anche oltre il termine delle LTRO.

Questa imponente bocca di fuoco indica che la situazione è grave ed eccezionale. Ma non tutti se ne sono accorti.


Cosa fare adesso?

Va attinto alle energie residue ed utili per produrre quella spinta in termini di visione e progettualità, che sarà vitale per ripartire. Spingendo i programmi almeno fino al 2023 (ma ne riparliamo).


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